“NO CANDIDUM, NO VINUM”: LA SFIDA DELLA CARITAS ALBESE PER UN VINO CHE RISPETTI LA DIGNITÀ DEL LAVORO

Dalla denuncia dello sfruttamento nei vigneti a una proposta concreta: don Domenico Degiorgis invita il territorio a costruire criteri etici e di legalità verificabili per le aziende vitivinicole, a partire dalla partecipazione a Vinum.

Un grande vino non può nascere da un lavoro senza dignità. È da questa convinzione che prende forma “NO CANDIDUM, NO VINUM”, la proposta lanciata da don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas Diocesana Albese, per promuovere una maggiore responsabilità sociale ed etica nel settore vitivinicolo delle Langhe, del Roero e del Monferrato.

L’iniziativa, presentata in occasione della mobilitazione contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo del 24 ottobre ad Alba, nasce dalla volontà di trasformare la denuncia in un percorso concreto, capace di coinvolgere istituzioni, associazioni di categoria, consorzi e imprese.

Un messaggio che parte da un territorio conosciuto in tutto il mondo per l’eccellenza dei suoi vini, ma nel quale, accanto a tante realtà imprenditoriali virtuose, continuano a emergere situazioni di sfruttamento e violazione dei diritti dei lavoratori, spesso stranieri.

Non basta la qualità del vino: serve la qualità del lavoro

Il nome scelto per la proposta richiama il latino candidus, termine che evoca limpidezza, chiarezza e trasparenza.

Il principio è semplice: la qualità di un prodotto non può essere separata dalle condizioni in cui viene realizzato.

Per questo la Caritas Albese propone di avviare un percorso per definire criteri minimi, oggettivi e verificabili di legalità e responsabilità etica, il cui rispetto possa diventare una condizione per la partecipazione delle aziende vitivinicole alle principali manifestazioni enologiche del territorio, a cominciare da Vinum.

Un’idea che punta a valorizzare le imprese che operano nel rispetto delle regole e dei lavoratori, promuovendo una cultura della legalità capace di diventare parte integrante dell’identità produttiva delle nostre colline.

Dalla denuncia a una proposta concreta

“NO CANDIDUM, NO VINUM” nasce dalla consapevolezza che le dichiarazioni di principio, da sole, non sono sufficienti.

La lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo richiede strumenti efficaci, controlli, responsabilità condivise e soprattutto la volontà di mettere in discussione pratiche che possono compromettere la dignità delle persone.

La proposta di don Degiorgis intende aprire un confronto sul rapporto tra eccellenza produttiva e rispetto dei diritti, affinché la reputazione delle aziende e delle manifestazioni del territorio sia sempre più legata anche alla correttezza dei processi lavorativi.

Non si tratta di introdurre un nuovo marchio commerciale o di penalizzare indiscriminatamente il mondo vitivinicolo, ma di costruire insieme un sistema credibile, capace di riconoscere e valorizzare i comportamenti virtuosi.

Un vino eccellente deve poter raccontare non soltanto la qualità della terra da cui proviene, ma anche il rispetto delle mani che hanno contribuito a produrlo.

Una responsabilità che riguarda tutto il territorio

La proposta è rivolta alle istituzioni, agli organizzatori delle manifestazioni, alle associazioni di categoria, ai consorzi di tutela e alle aziende vitivinicole.

La Caritas Diocesana Albese auspica l’avvio di un confronto che coinvolga soggetti qualificati e professionisti competenti, per individuare criteri trasparenti e concretamente verificabili.

“NO CANDIDUM, NO VINUM” non è dunque un disciplinare già approvato, ma una proposta aperta, che vuole stimolare un’assunzione collettiva di responsabilità.

L’obiettivo è fare in modo che il rispetto dei diritti dei lavoratori non rappresenti soltanto un obbligo normativo, ma diventi un valore riconosciuto e condiviso dall’intera filiera.

La dignità delle persone prima di tutto

Nelle Langhe, nel Roero e nel Monferrato, il vino rappresenta storia, cultura, economia e identità. È il frutto di una tradizione che ha reso queste terre celebri nel mondo.

Ma dietro ogni vendemmia ci sono persone. Donne e uomini il cui lavoro contribuisce quotidianamente alla ricchezza del territorio e che devono poter contare su condizioni dignitose, salari giusti, sicurezza e rispetto dei propri diritti.

Per la Caritas Diocesana Albese, da tempo impegnata nell’ascolto e nell’accompagnamento delle persone più fragili e nel contrasto allo sfruttamento lavorativo, questa è una questione che interpella l’intera comunità.

Non può esserci autentico sviluppo se una parte delle persone che contribuiscono a generarlo rimane ai margini, invisibile o priva delle tutele fondamentali.

“NO CANDIDUM, NO VINUM” vuole essere un invito a compiere un passo in avanti: fare della dignità del lavoro un elemento irrinunciabile dell’eccellenza del nostro territorio.

Perché il valore di un grande vino non si misura soltanto nel calice, ma anche nel rispetto delle persone che lo rendono possibile.

Il valore del vino, la dignità del lavoro.